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Domande utili

I disturbi dei denti,
spiegati con chiarezza.

Le domande che i pazienti pongono più spesso — dal mal di denti improvviso alle gengive che sanguinano, dal bruxismo agli impianti — con le risposte di un odontoiatra. Informazioni chiare per capire cosa sta succedendo e quando è il momento di farsi visitare. Ogni affermazione clinica di questa pagina è riferita a linee guida internazionali e letteratura scientifica indicizzata, citata in bibliografia.

A cura del Dott. Federico Guzzo
Odontoiatra · Dottore di Ricerca · OMCEO Roma Mat. O6828
Urgenze

Mal di denti

Il dolore dentale è il motivo più frequente di ricerca online in odontoiatria. Non è una diagnosi ma un sintomo: può nascere da una carie profonda, da un'infezione, da una frattura o dalle gengive — e la causa determina la cura.

Perché fa male un dente?

Le cause più comuni sono la carie che raggiunge la parte viva del dente (la polpa), l'infiammazione o l'infezione della polpa stessa, un ascesso alla radice, una frattura, oppure un problema gengivale o dell'articolazione della mandibola. Un dolore intenso, pulsante o che sveglia di notte indica in genere un interessamento della polpa e richiede una visita in tempi brevi.

Cosa posso fare in attesa della visita?

Un antidolorifico da banco, assunto secondo il foglietto illustrativo e se non esistono controindicazioni personali, può controllare temporaneamente il dolore. Sono invece da evitare i rimedi popolari come aspirina applicata sul dente, alcol o impacchi caldi sulla guancia: possono peggiorare la situazione. Il punto essenziale è che il farmaco spegne il sintomo, non la causa: il dolore che passa non significa problema risolto.

Quando il mal di denti è un'urgenza vera?

Quando al dolore si associano gonfiore del viso o del collo, febbre, difficoltà ad aprire la bocca o a deglutire. In questi casi l'infezione può estendersi oltre il dente e serve una valutazione immediata, senza aspettare che passi da solo.

Fonti · Ministero della Salute, Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia, 2017 [1]

Patologie

Carie

La carie è la malattia dentale più diffusa: una demineralizzazione progressiva del dente causata dagli acidi prodotti dai batteri della placca. All'inizio è silenziosa — ed è proprio allora che curarla è più semplice.

Quali sono i sintomi di una carie?

Nelle fasi iniziali, spesso nessuno: la carie superficiale non fa male. Con l'avanzare possono comparire una macchia bianca opaca o scura, sensibilità al dolce, al freddo o al caldo, cibo che si incastra sempre nello stesso punto, fino al dolore vero quando la lesione si avvicina alla polpa. L'assenza di dolore non esclude la carie: per questo esistono i controlli periodici.

Come si cura una carie?

Dipende dalla profondità. Una lesione iniziale limitata allo smalto può talvolta essere arrestata con fluoro e igiene mirata; una carie conclamata si cura rimuovendo il tessuto malato e ricostruendo il dente con un'otturazione in composito. Se la carie ha raggiunto la polpa, serve la devitalizzazione. Prima si interviene, più semplice e conservativa è la cura.

Conservativa ed estetica →

Come si previene?

Spazzolamento due volte al giorno con dentifricio al fluoro, pulizia tra i denti con filo o scovolino, limitazione di zuccheri e bevande acide soprattutto fuori pasto, e controlli periodici con igiene professionale. Nei soggetti a rischio il dentista può proporre sigillature e applicazioni di fluoro.

Fonti · Pitts et al., Nature Reviews Disease Primers 2017 [2] · Walsh et al., Cochrane Database of Systematic Reviews 2019 [3]

Patologie

Gengive che sanguinano

Il sanguinamento gengivale è il segnale più sottovalutato in odontoiatria. Non è normale: una gengiva sana non sanguina, nemmeno durante lo spazzolamento.

Perché le gengive sanguinano quando lavo i denti?

Nella grande maggioranza dei casi la causa è la gengivite: un'infiammazione provocata dalla placca batterica accumulata al margine gengivale. La gengiva infiammata è arrossata, gonfia e sanguina facilmente. Smettere di spazzolare la zona "per non farla sanguinare" è l'errore più comune: peggiora l'accumulo di placca e quindi l'infiammazione.

La gengivite è reversibile?

Sì, ed è questa la buona notizia: rimossa la placca e il tartaro con una seduta di igiene professionale e con un'igiene domiciliare corretta, la gengiva torna sana in pochi giorni. Se trascurata, però, nei soggetti predisposti la gengivite può evolvere in parodontite — che reversibile non è.

Igiene e prevenzione →

Fonti · Chapple et al., Journal of Clinical Periodontology 2018 [4] · Sanz et al., Journal of Clinical Periodontology 2020 [5]

Patologie

Parodontite (piorrea)

La parodontite è l'infezione cronica dei tessuti che sostengono i denti: gengiva, legamento e osso. È tra le prime cause di perdita dei denti nell'adulto e nelle fasi iniziali non fa male. Molti pazienti la cercano ancora col vecchio nome di "piorrea" — un termine che la medicina ha abbandonato, e c'è un motivo.

Parodontite o "piorrea": qual è il termine corretto?

Il termine corretto è parodontite. "Piorrea" — dal greco, letteralmente "scorrimento di pus" — è un nome ottocentesco che descrive un solo segno, la suppurazione, e per giunta tardivo: quando c'è il pus, la malattia è già in fase avanzata. Chiamarla così è come chiamare la polmonite "la tosse": si nomina un sintomo, non la malattia.

La nomenclatura scientifica lo ha abbandonato da decenni perché fuorviante: suggerisce che senza pus non ci sia malattia, mentre la parodontite lavora in silenzio per anni. La classificazione internazionale vigente (World Workshop 2017) definisce la parodontite per stadi e gradi, in base alla perdita di supporto e alla velocità di progressione — un inquadramento che guida la terapia, cosa che un nome pittoresco non può fare.

Quali sono i sintomi della parodontite?

Sanguinamento gengivale, alito cattivo persistente, gengive che si ritirano scoprendo le radici, denti che sembrano più lunghi, spazi che si aprono tra i denti e, nelle fasi avanzate, mobilità dentale. Il dolore compare tardi, quando il danno è già importante: è questo che la rende insidiosa.

La parodontite si può curare?

Si può arrestare, ed è l'obiettivo della terapia: sedute di strumentazione professionale per rimuovere placca e tartaro sotto gengiva, istruzioni di igiene personalizzate e, nei casi più avanzati, interventi mirati. L'osso perduto non si riforma spontaneamente, per questo la diagnosi precoce — con il sondaggio parodontale — fa la differenza tra conservare i denti e perderli.

Il fumo c'entra qualcosa?

Molto: il fumo è tra i principali fattori di rischio, riduce le difese dei tessuti e — dettaglio ingannevole — maschera il sanguinamento, facendo sembrare la gengiva più sana di quanto sia. Anche il diabete non controllato e la familiarità aumentano il rischio. La parodontite, a sua volta, è associata a effetti sulla salute generale, in particolare cardiovascolare e metabolica.

Fonti · Papapanou et al., Journal of Clinical Periodontology 2018 [6] · Sanz et al., Journal of Clinical Periodontology 2020 [5] · Sanz et al., Journal of Clinical Periodontology 2020 (consensus parodontite e malattie cardiovascolari) [7]

Chirurgia

Denti del giudizio

I terzi molari sono gli ultimi denti a erompere, in genere tra i 17 e i 25 anni. Non sempre trovano spazio: possono restare inclusi nell'osso o erompere solo in parte, creando problemi.

Il dente del giudizio va sempre tolto?

No. Un dente del giudizio ben posizionato, pulibile e senza patologie può restare dov'è. L'estrazione è indicata quando il dente causa infezioni ripetute (pericoronite), carie proprie o del dente vicino, danni alle strutture adiacenti, o quando la sua posizione lo rende impossibile da mantenere igienico. La decisione si prende su valutazione clinica e radiografica, caso per caso.

L'estrazione è dolorosa? Cosa aspettarsi dopo?

L'intervento si esegue in anestesia locale e durante non si sente dolore. Nei giorni successivi sono normali gonfiore, indolenzimento e una limitata apertura della bocca, controllabili con i farmaci prescritti, il ghiaccio e le indicazioni post-operatorie. Un dolore che aumenta dopo il terzo giorno anziché diminuire merita un contatto con lo studio.

Fonti · Ghaeminia et al., Cochrane Database of Systematic Reviews 2020 [8]

Gnatologia

Bruxismo

Digrignare o serrare i denti — di notte ma anche di giorno, spesso senza accorgersene — sottopone denti, muscoli e articolazione della mandibola a un carico anomalo.

Come faccio a sapere se digrigno i denti?

I segnali tipici sono: risveglio con i muscoli della mascella indolenziti o con mal di testa alle tempie, denti che appaiono consumati o scheggiati, sensibilità diffusa, rumori riferiti dal partner durante la notte, tensione mandibolare nei momenti di concentrazione o stress. La conferma viene dalla visita, che valuta usura dentale, muscoli e articolazione.

Come si tratta il bruxismo?

Il presidio più utilizzato è il bite: una placca su misura che protegge i denti dall'usura e riduce il carico su muscoli e articolazione durante il sonno. Al bite si affiancano, secondo il caso, la gestione dello stress, la correzione di abitudini diurne e il trattamento dei disturbi dell'articolazione quando presenti. Il bite da banco "universale" non è un sostituto: non essendo calibrato, può peggiorare il quadro.

Gnatologia →

Fonti · Lobbezoo et al., Journal of Oral Rehabilitation 2018 [9]

Disturbi frequenti

Denti sensibili

La fitta breve e acuta al freddo, al dolce o allo spazzolamento è la sensibilità dentinale: la dentina, normalmente coperta da smalto o gengiva, resta esposta e trasmette gli stimoli al nervo.

Perché i denti diventano sensibili?

Le cause più comuni sono le recessioni gengivali (la gengiva che si ritira scopre la radice), l'erosione dello smalto da cibi e bevande acide o da reflusso, lo spazzolamento troppo aggressivo, il bruxismo e lo sbiancamento recente. Una sensibilità localizzata su un solo dente può però nascondere una carie o una frattura: se persiste, va vista.

Cosa posso fare?

Un dentifricio desensibilizzante usato con costanza dà sollievo in molte situazioni, insieme a uno spazzolamento delicato con setole morbide e alla riduzione degli acidi. Quando non basta, in studio si applicano vernici e resine desensibilizzanti sulle zone esposte, o si trattano le cause — recessioni, usura, bruxismo — alla radice.

Fonti · West et al., Clinical Oral Investigations 2013 [10]

Prevenzione

Tartaro e pulizia dei denti

Il tartaro è placca batterica mineralizzata: una volta formato, non si rimuove più con lo spazzolino. Si deposita soprattutto dove sboccano le ghiandole salivari — dietro gli incisivi inferiori e sui molari superiori esterni.

Ogni quanto va fatta la pulizia professionale?

Per un adulto sano l'indicazione di partenza è ogni sei mesi, ma è una media, non una regola: chi accumula tartaro rapidamente, fuma, porta apparecchi o ha una storia parodontale può necessitare di richiami ogni tre-quattro mesi; altri possono allungare. La cadenza giusta la stabilisce la valutazione clinica, non il calendario.

La pulizia rovina lo smalto? Fa male?

No: gli strumenti ultrasonici e manuali usati correttamente rimuovono i depositi senza danneggiare lo smalto. Il fastidio, quando c'è, dipende in genere da gengive infiammate o colletti sensibili, ed è gestibile. La sensazione di "denti più larghi" dopo la seduta è solo lo spazio che il tartaro occupava.

Igiene e prevenzione →

Fonti · Riley et al., Cochrane Database of Systematic Reviews 2013 [11] · Ministero della Salute, Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia, 2017 [1]

Estetica

Sbiancamento dei denti

Lo sbiancamento professionale schiarisce il colore dei denti attraverso gel a base di perossidi. È una procedura odontoiatrica: efficace e sicura quando eseguita su una bocca sana e sotto controllo clinico.

Lo sbiancamento danneggia i denti?

Eseguito professionalmente su denti sani, no: i protocolli e le concentrazioni di uso odontoiatrico sono studiati per agire sul colore senza intaccare la struttura. È normale una sensibilità transitoria nei giorni del trattamento. Diverso è il fai-da-te aggressivo — polveri abrasive, limone, bicarbonato quotidiano: quelli lo smalto lo consumano davvero, e il danno è permanente.

Quanto dura il risultato?

In genere da uno a tre anni, con grande variabilità individuale: fumo, caffè, tè e vino rosso accorciano la durata. Il risultato si mantiene con una buona igiene e si può rinfrescare con richiami periodici. Da sapere: otturazioni, faccette e corone non si schiariscono — se ne parla prima, per pianificare un risultato uniforme.

Fonti · Carey, Journal of Evidence-Based Dental Practice 2014 [12]

Terapie

Devitalizzazione

La terapia canalare — comunemente devitalizzazione — si rende necessaria quando la polpa del dente è irreversibilmente infiammata o infetta: si rimuove il tessuto malato, si detergono e si sigillano i canali radicolari.

La devitalizzazione fa male?

Con le tecniche anestetiche attuali la terapia si esegue senza dolore; è semmai il dente da devitalizzare che faceva male prima. Nei giorni successivi può residuare un indolenzimento alla masticazione, normale e transitorio. La reputazione dolorosa della devitalizzazione appartiene a un'odontoiatria che non c'è più.

Un dente devitalizzato quanto dura?

Un dente devitalizzato correttamente e ben ricostruito può durare quanto un dente vitale. Il punto critico è la ricostruzione: privato della polpa, il dente diventa più fragile, e spesso la protezione con un intarsio o una corona è ciò che ne garantisce la sopravvivenza a lungo termine. Restano validi controlli e igiene: un dente devitalizzato può ancora cariarsi.

Fonti · Ng, Mann & Gulabivala, International Endodontic Journal 2011 [13]

Implantologia

Impianti dentali

L'impianto è una radice artificiale in titanio inserita nell'osso, su cui viene costruito il dente protesico. È oggi la soluzione di riferimento per sostituire uno o più denti mancanti — e le domande dei pazienti sono sempre le stesse: fa male, quanto dura, quali rischi.

L'intervento è doloroso?

L'inserimento si esegue in anestesia locale e non è doloroso; per molti pazienti il post-operatorio è più lieve di quello di un'estrazione. Gonfiore e indolenzimento nei primi giorni si gestiscono con i farmaci prescritti. La pianificazione tridimensionale con CBCT consente di progettare la posizione dell'impianto prima dell'intervento, riducendo invasività e sorprese.

Quanto dura un impianto? Può fallire?

Le revisioni sistematiche a lungo termine documentano sopravvivenze cumulative del 94–96% oltre i dieci anni (7.711 impianti, follow-up medio 13,4 anni), ma l'impianto non è "per sempre di diritto": la sua durata dipende dall'igiene, dai controlli e da fattori di rischio come fumo e diabete non controllato. Il nemico principale è la perimplantite, l'infezione dei tessuti attorno all'impianto — prevenibile con mantenimento igienico regolare.

Chiunque può mettere un impianto?

La maggior parte dei pazienti adulti sì, ma servono una valutazione della quantità e qualità dell'osso, dello stato di salute generale e delle terapie in corso. Quando l'osso è insufficiente esistono tecniche di rigenerazione. Alcune condizioni richiedono precauzioni particolari, poche lo controindicano del tutto: la risposta vera la dà la visita con l'esame radiografico tridimensionale.

Implantologia →

Fonti · Moraschini et al., International Journal of Oral and Maxillofacial Surgery 2015 [14] · Howe et al., Journal of Dentistry 2019 [15] · Derks & Tomasi, Journal of Clinical Periodontology 2015 [16]

Disturbi frequenti

Alito cattivo

L'alitosi persistente ha origine nella bocca in circa nove casi su dieci: batteri che degradano residui e proteine producendo composti solforati. Raramente la causa è "lo stomaco", al contrario di quanto si crede.

Quali sono le cause dell'alito cattivo?

Le più frequenti: igiene insufficiente, patina sul dorso della lingua, gengivite e parodontite, carie aperte, residui sotto protesi non pulite, bocca secca. Fumo e alcuni alimenti contribuiscono. Un'alitosi che persiste nonostante un'igiene corretta merita una visita: spesso è il primo segnale di un problema gengivale non diagnosticato.

Come si risolve?

Trattando la causa: igiene professionale e cura di eventuali patologie gengivali o carie, pulizia quotidiana degli spazi tra i denti e del dorso della lingua, idratazione. I collutori possono aiutare ma non sostituiscono la rimozione meccanica della placca: coprire l'odore non è curarlo.

Fonti · Seemann et al., Journal of Breath Research 2014 [17]

Bibliografia

  1. Ministero della Salute. Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia. Roma, 2017.
  2. Pitts NB, Zero DT, Marsh PD, et al. Dental caries. Nature Reviews Disease Primers. 2017;3:17030.
  3. Walsh T, Worthington HV, Glenny AM, Marinho VCC, Jeroncic A. Fluoride toothpastes of different concentrations for preventing dental caries. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2019;3:CD007868.
  4. Chapple ILC, Mealey BL, van Dyke TE, et al. Periodontal health and gingival diseases and conditions on an intact and a reduced periodontium: Consensus report of workgroup 1 of the 2017 World Workshop on the Classification of Periodontal and Peri-Implant Diseases and Conditions. Journal of Clinical Periodontology. 2018;45(Suppl 20):S68–S77.
  5. Sanz M, Herrera D, Kebschull M, et al. Treatment of stage I–III periodontitis — The EFP S3 level clinical practice guideline. Journal of Clinical Periodontology. 2020;47(Suppl 22):4–60.
  6. Papapanou PN, Sanz M, Buduneli N, et al. Periodontitis: Consensus report of workgroup 2 of the 2017 World Workshop on the Classification of Periodontal and Peri-Implant Diseases and Conditions. Journal of Clinical Periodontology. 2018;45(Suppl 20):S162–S170.
  7. Sanz M, Marco del Castillo A, Jepsen S, et al. Periodontitis and cardiovascular diseases: Consensus report. Journal of Clinical Periodontology. 2020;47:268–288.
  8. Ghaeminia H, Nienhuijs MEL, Toedtling V, et al. Surgical removal versus retention for the management of asymptomatic disease-free impacted wisdom teeth. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2020;5:CD003879.
  9. Lobbezoo F, Ahlberg J, Raphael KG, et al. International consensus on the assessment of bruxism: Report of a work in progress. Journal of Oral Rehabilitation. 2018;45:837–844.
  10. West NX, Lussi A, Seong J, Hellwig E. Dentin hypersensitivity: pain mechanisms and aetiology of exposed cervical dentin. Clinical Oral Investigations. 2013;17(Suppl 1):S9–S19.
  11. Riley P, Worthington HV, Clarkson JE, Beirne PV. Recall intervals for oral health in primary care patients. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2013;12:CD004346.
  12. Carey CM. Tooth whitening: what we now know. Journal of Evidence-Based Dental Practice. 2014;14(Suppl):70–76.
  13. Ng Y-L, Mann V, Gulabivala K. A prospective study of the factors affecting outcomes of non-surgical root canal treatment: part 2 — tooth survival. International Endodontic Journal. 2011;44:610–625.
  14. Moraschini V, Poubel LA da C, Ferreira VF, Barboza E dos SP. Evaluation of survival and success rates of dental implants reported in longitudinal studies with a follow-up period of at least 10 years: a systematic review. International Journal of Oral and Maxillofacial Surgery. 2015;44(3):377–388.
  15. Howe M-S, Keys W, Richards D. Long-term (10-year) dental implant survival: A systematic review and sensitivity meta-analysis. Journal of Dentistry. 2019;84:9–21.
  16. Derks J, Tomasi C. Peri-implant health and disease. A systematic review of current epidemiology. Journal of Clinical Periodontology. 2015;42(Suppl 16):S158–S171.
  17. Seemann R, Conceicao MD, Filippi A, et al. Halitosis management by the general dental practitioner — results of an international consensus workshop. Journal of Breath Research. 2014;8:017101.

Le informazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e non sostituiscono in alcun modo la visita odontoiatrica, la diagnosi o la prescrizione del professionista. In presenza di sintomi, rivolgersi al proprio odontoiatra o alle strutture di emergenza quando indicato. Contenuti a cura del Dott. Federico Guzzo, Odontoiatra, Dottore di Ricerca, iscritto all'Albo degli Odontoiatri di Roma (Mat. O6828), redatti sulla base delle linee guida e della letteratura scientifica citate in bibliografia. Ultima revisione: luglio 2026.

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